Vite, olivo, allevamento ovino e suino: sono questi gli elementi base, di tradizione millenaria, che caratterizzano l’area dell’Alto Casertano. I prodotti che nascono da queste specialità sono di grande tradizione e di alta qualità, producendo in alcuni casi dei campioni assoluti.

Olio di oliva caiazzana

Dalla pianta autoctona, geneticamente diversa dalle altre specie, si ricava un olio dal sapore tendente al dolce, caratterizzato da una nota di mandorla. La delicatezza del gusto lo rende simile ai pregiati oli toscani e liguri, conservando però una nota originale e saporita.

Vino pallagrello

È un vitigno originario del casertano caratteristico dei comuni del Caiatino. Il vino è antichissimo di origine, probabilmente portato dai Greci. Il nome deriva dalla forma dell’acino piccolo e rotondo da “pallarella”.

I Borboni lo amavano molto tanto da utilizzarlo nei ricevimenti ufficiali.

Il nero di un colore rosso porpora, con tannini vigorosi e profumi intensi è adatto a abbinamenti con carni e grandi formaggi (provarlo con il conciato romano).

Il bianco ha colore giallo paglia con sfumature dorate, profumi floreali e fruttati, morbido e fresco si abbina con pesce e crostacei.

Vino casavecchia

È vitigno dalle origini pressoché sconosciute, ma con una leggenda alle spalle: si narra di parla di una pianta vecchia ritrovata presso un rudere di Pontelatone, pianta sopravvissuta alla filossera. C’è chi dice che tale vino sarebbe in realtà il trebulano di cui parla Plinio come un vino italico molto pregiato. La coltivazione moderna di tale vitigno, ripresa agli inizi del 900, si è diffusa rapidamente nei territori dell’area ristretta del caiatino in particolare a Castel di Sasso. Il vino che si ottiene ha un colore rosso rubino, profumo di frutti di bosco e un gusto vellutato. Anche questo è un vino da grandi abbinamenti di carne e formaggi.

Salumi di maiale nero casertano

La razza casertana è un ceppo suino autoctono risalente all’epoca romana che rischiava l’estinzione. Una politica di recupero delle tradizioni è tornato a diffondersi e la sua valutazione tra i buongustai di salumi e insaccati ne ha reso conveniente l’allevamento.

Il nome deriva, ovviamente dal colore scuro della pelle, ed è detto in dialetto “Pelatiello” per mancanza di setole sulla cute. È un animale rustico che viene allevato allo stato semibrado nei boschi del Casertano e del Sannio Beneventano, nutrendosi naturalmente di castagne, ghiande e frutti selvatici, cosa che consente alle sue carni sapori e profumi selvatici di una volta.

Ma la caratteristica più pregiata del suino nero casertano, è la, la presenza abbondante grasso nobile nelle carni, quella che viene detta, “marezzatura” elemento che dona   alle carni sapidità e morbidezza.

Il maiale nero casertano è utilizzato specialmente per i salumi e i prosciutti, ma viene consumato anche per le carni fresche.

Conciato romano

Il conciato romano è considerato il formaggio più antico al mondo. Formaggio ovino, “Conciato” perché matura in orci di terracotta con una concia, cioè un condimento, a base di varie erbe che gli danno appunto una fragranza e un sapore che lo rendono simile agli erborinati. “Romano” invece perché gli antichi romani lo introdussero nell’area attuale, e da duemila anni viene servito sulle tavole della zona. Oggi è sopravvissuto grazie all’entusiasmo di pochi produttori che lo hanno reso presidio slow food. Si mangia in piccole porzioni, visto il suo sapore molto forte e intenso, accompagnato da buoni rossi, il Casavecchia, magari.