Alto Casertano 3
Alto Casertano 3
Alto Casertano 2
Alto Casertano 1

L’Alto Casertano copre l’area che dal nord del capoluogo si estende verso il Molise e il Lazio, area in gran parte montuosa e collinare, solcata dal fiume Volturno e dal Calore, teatro di grandi avvenimenti storici e di battaglie memorabili. In particolare l’area di nostro interesse è intorno al Monte Maggiore, un’area di qualità naturalistica, popolata da paesi e piccoli borghi che conservano una loro autenticità, una buona vivibilità e che hanno un rapporto con le tradizioni non ancora completamente reciso. Un’area di collina e montana dunque, con importanti resti storici e archeologici, con un’agricoltura che ha alcuni elementi di alta qualità e di specializzazioni, certamente segnata dal mancato sviluppo del Mezzogiorno e delle sue aree interne in particolare, ma che ha un decoro, una pulizia, un rispetto per l’ambiente – inteso in senso ampio – che nel resto della regione non si trovano facilmente.

Per chi non conosce il Sud e per gli osservatori disattenti in generale, il mondo meridionale è un unicum indistinto, una grande periferia delle città e di Napoli in particolare, un universo segnato da giudizi e pregiudizi inappellabili. Il Mezzogiorno d’Italia è invece un mosaico di realtà, in cui si trovano grandi contraddizioni e che comunque un meridionalista del secolo passato divideva in un Mezzogiorno della polpa, potenzialmente ricco, spesso corrotto, con livelli di degrado significativi, ricchissimo di passato ma spesso incapace di conservarlo, di spirito teatrale e incline al lamento; e un Mezzogiorno dell’osso, povero, aggrappato agli Appennini, agricolo e arretrato, ma ricco di dignità, di senso di appartenenza, di orgoglio, capace di silenzi e di riserbo. Questa zona, confinante con la parte della polpa, con la capitale, appartiene senza dubbio al Mezzogiorno dell’osso, basta visitare i suoi paesi, lindi, puliti, dignitosi, con qualche gemma del passato, ma senza ostentazione. La distanza tra i due mondi ha radici antiche, antichissime; se nelle pianure della regione, la Campania Felix, si sviluppavano le città greche e quelle etrusche in competizione tra loro, città dedite ai commerci, ricche, capaci di sfruttare una terra fertile, nell’interno vivevano i Sanniti, gli orgogliosi e bellicosi abitanti dei monti, con città organizzate in modo diverso, più piccole, sedi temporanee di una popolazione dedita alla pastorizia e dunque nomade, con una società meno gerarchica, più libera di quelle delle città della pianura. Il dominio romano tese a omogeneizzare tutto, ma con il Medio Evo la distinzione tornò. Le pianure vennero abbandonate, la capitale si riempì di popolazione spesso inattiva, i traffici marittimi si svilupparono sotto il dominio bizantino e poi con le repubbliche marinare. I borghi di collina e montagna si rafforzarono invece intorno a un castello, prima longobardo e poi normanno, lo stesso castello le cui tracce dominano più o meno tutti i paesi coinvolti dal progetto a segnare l’antica origine. Gli elementi identitari sono dunque chiari: un rapporto forte con il territorio, l’agricoltura e l’allevamento che sono stati capaci di produrre e conservare prodotti di qualità e di antica origine, resti medievali che si innestano su resti ancora più antichi, a testimoniare la stratificazione delle civiltà, un riserbo e un decoro che è lontano dall’immagine del napoletano plebeo e artista, teatrale e malinconico.

Questi elementi dovrebbero essere valorizzati nel documentario, e dovrebbero far da cornice anche al corto di fiction: la descrizione di una realtà che con i suoi monumenti e l’ambiente relativamente integro, con la sua popolazione orgogliosa basato su di un rapporto antico con la terra, segno di una conservata autenticità.